Immersion nel Mediterraneo, con ingresso in acqua da una piccola caletta. Pochi minuti dopo, a pochi metri di profondità, faccio un incontro inaspettato: un test di riccio di mare. Anche se il mio compagno esprime il suo disappunto consigliandomi di lasciar perdere, so che questo tesoro naturale merita tutta la mia attenzione.
Un gioiello della natura
Il test di riccio di mare che porto a casa è molto più di un semplice oggetto. Vera opera d’arte della natura, sfoggia un colore rosa brillante e una simmetria impressionante. La sua bellezza risiede nei dettagli, in particolare nella struttura complessa formata da placche calcaree esagonali, chiamate “assules”. Questi elementi affascinano sia architetti che bio-ingegneri, testimoniando l’ingegnosità della natura.

Anatomia affascinante
Osservando più da vicino, si scopre:
- Zone ambulacrali: Cinque doppie file perforate da piccoli fori, da cui emergono i podia. Questi tubi morbidi e mobili terminano con un disco appiccicoso, che consente al riccio di aderire al substrato e di muoversi. Oltre alla loro funzione locomotoria, questi piedi ambulacrali svolgono un ruolo cruciale nella respirazione grazie alla loro grande superficie e alla finezza del loro epidermide.
- Tubercoli emisferici: Cinque ampie zone sono coperte di piccoli tubercoli, simili a perle. Ogni tubercolo primario è associato a un piatto, o « radiole », che si articola con precisione. I tubercoli più piccoli portano piatti più sottili, mentre alcuni di essi sono dotati di pedicellati. Queste strutture, simili a pinze, aiutano il riccio a liberarsi degli elementi indesiderati.
- Piastrine genitali: In cima al test, attorno all’orifizio anale, si trovano le piastrine genitali. Queste consentono al riccio di espellere le sue uova o spermatozoi, a seconda del suo sesso. Il madréporite, la più grande delle cinque piastrine, è essenziale per aspirare l’acqua necessaria al funzionamento del suo apparato idraulico, che dirige i podia.
Una ricerca di conoscenza
Purtroppo, il mio test di riccio di mare non è completo, poiché manca della famosa “lanterna di Aristotele”, l’apparato buccale a cinque denti di questo echinodermo. Questa scoperta non fa che risvegliare la mia curiosità, e mi prometto di non farmi distrarre dai corbi durante il mio prossimo tuffo. Il mio obiettivo sarà trovare un riccio vivo per esplorare tutti i suoi segreti.

Conclusione
Il test di riccio di mare, sebbene spesso considerato banale, rivela una complessità e una bellezza insospettate. Ogni immersione è un’opportunità per imparare e ammirare la ricchezza della vita marina. La prossima volta, tufferò con uno sguardo nuovo, pronto a scoprire le meraviglie nascoste sotto la superficie.
Questo articolo, originariamente scritto da Steven Weinberg per la nostra edizione cartacea, è stato adattato per il web.
Foto: Steven Weinberg