Grazie a campagne di sensibilizzazione permanente e all’implementazione di programmi di salvaguardia su tutto il territorio da parte della Direzione dell’ambiente del governo polinesiano, la situazione delle tartarughe marine conosce un netto miglioramento.
Specie in progresso grazie a una vigilanza accresciuta
La Dott.ssa Cécile Gaspar, fondatrice dell’associazione Te mana o te moana (« Lo spirito dell’oceano »), che dal 2004 opera a favore delle tartarughe marine, si mostra incoraggiante: « Per le tartarughe verdi, sembrerebbe che siamo in una fase ascendente da circa cinque anni. » Questa tendenza positiva si riflette nell’aumento delle osservazioni fatte da pescatori, diportisti o subacquei, sia nelle lagune che sulle pendici esterne delle barriere coralline. Ancora meglio, nidificazioni di tartarughe verdi sono segnalate nuovamente in zone abbandonate da molti anni.
Per quanto riguarda la tartaruga embricata, anche se non si registrano ancora siti di nidificazione con certezza, la sua presenza diventa sempre più frequente sui pendii dei reef. Le popolazioni sembrano stabili e si nota un aumento del numero di giovani individui osservati.
Per quanto riguarda le altre specie di tartarughe marine presenti in Polinesia francese – la caretta, la liuto e l’olivastra – i dati restano troppo scarsi e frammentari per stabilire tendenze affidabili al momento attuale.
Cure e riabilitazione: centri impegnati a Bora-Bora e Moorea
Due centri di cura specializzati per le tartarughe marine sono nati: uno a Bora-Bora e uno a Moorea, accogliendo tartarughe ferite, malate o indebolite. « Dalla sua creazione, spiega la Dott.ssa Cécile Gaspar, abbiamo ricevuto al centro di Moorea più di 500 tartarughe, principalmente verdi e embricate, ma anche alcune olivastre e una caretta. »

Più della metà degli ospiti presenta ferite o malattie dovute all’attività umana: trafitte, intrappolate in lenze da pesca abbandonate o vittime dell’ingestione di plastica. Quest’ultimo flagello è ricorrente e, anche quando non è la causa del loro decesso, rifiuti di plastica sono ritrovati nella maggior parte degli animali autopsiati.
Buona notizia comunque: a differenza di altre regioni del mondo, le catture accidentali nelle reti da pesca sono rare in Polinesia, così come l’ingestione di ami o le collisioni con le barche.
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