Apneisti o subacquei: quale impatto abbiamo sulla vita selvaggia?

Un’équipe di subacquei videografi e apneisti si è lanciata alla ricerca della foca monaca nelle acque greche. Questa ricerca, che avrebbe potuto sembrare ordinaria, ha radicalmente trasformato la loro prospettiva sulle interazioni con il mondo animale, mettendo in luce numerose preoccupazioni. La ricerca delle foche Il primo giorno di riprese inizia con la ricerca delle […]

Un’équipe di subacquei videografi e apneisti si è lanciata alla ricerca della foca monaca nelle acque greche. Questa ricerca, che avrebbe potuto sembrare ordinaria, ha radicalmente trasformato la loro prospettiva sulle interazioni con il mondo animale, mettendo in luce numerose preoccupazioni.

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La ricerca delle foche

Il primo giorno di riprese inizia con la ricerca delle foche. Il team parte quasi alla cieca, seguendo le indicazioni dei pescatori che hanno incrociato questi animali su un isolotto il giorno prima. Immaginano i loro rifugi potenziali in grotte o insenature, tenendo conto dei venti e delle correnti. Affidarsi al loro istinto e puntare un po’ sulla fortuna, è questo, girare con la vita marina. È allo stesso tempo un nascondino e un poker. Il team si immedesima in pinnipedi, riflettendo su cosa potrebbe fare una foca in quel momento. Iniziano a pensare come loro, alla ricerca delle loro prede, attenti a ogni segno di caccia. Ogni tronco d’albero galleggiante si trasforma in una foca che si rilassa al sole. Con le pinne, immaginano l’incontro a ogni ombra subacquea. Ma finora, nessuna foca in vista.

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Ritrovare il piacere dell’attesa

Un po’ frustrati, ma non delusi, il team si diverte in questa esplorazione, lontana dalla loro quotidianità. L’interazione con la vita selvaggia è un privilegio che richiede pazienza. In un mondo in cui Internet ha invaso le nostre vite, abbiamo dimenticato il significato della parola « cercare ». Abbiamo perso la nostra capacità di investire nell’attesa, aspirando ad avere tutto istantaneamente. Riconnettersi con questa ricerca ci centra sul nostro ambiente: non siamo padroni della natura, lei ignora i nostri desideri. I giorni passano e, nonostante i fallimenti, l’odore di una grotta occupata da foche si fa sentire. È una questione di tempismo…

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Un incontro inatteso

Qualche giorno dopo, il momento tanto atteso arriva! Un giovane foca e sua madre si riposano in una grotta. Grazie al sistema di telecamere installato in queste cavità, vengono localizzati. La madre, prudente, lascia che il suo piccolo curioso si avventuri all’esterno sotto la sua vigilanza. I consigli della loro guida illuminano la timidezza di questi grandi phocidi. Pur essendo curiosi, restano molto prudenti. Con videografi in rebreather e un team di apneisti, l’osservazione avviene silenziosamente, da lontano. Quattro persone nell’acqua, senza bolle, senza rumore. Aspettano pazientemente che il duo si svegli per pensare a un’immersione.

La fortuna sorride: il giovane foca e sua madre si mostrano collaborativi, ma la distanza di sicurezza di dieci metri viene rispettata durante la loro danza acquatica. Dopo una mezz’ora di ripetizioni, il duo si allontana, probabilmente più in cerca di cibo che stanco della loro presenza. Le foche hanno un appetito impressionante; devono consumare fino all’8% del loro peso corporeo ogni giorno. Con un peso adulto che può raggiungere i 300 kg, la caccia è una necessità. Inoltre, il moto ondoso cresce, rendendo il loro rifugio di fortuna meno sicuro. I membri del team li guardano partire, sperando di incrociare di nuovo il loro cammino il giorno successivo…

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