Le loro missioni si estendono in tutta la Francia e oltre, su siti spesso difficili da raggiungere. Bertrand, Bruno e Géraldine fanno parte dei 2000 palombari francesi, immergendosi fino a 3 ore consecutive su cantieri in mare, in dighe o anche in cisterne di idrocarburi.
Géraldine Parodi: al cuore delle ispezioni
« Lavoro spesso al buio e il 90% del tempo, non vedo le mie mani », confida Géraldine Parodi mentre si infiltra nelle condotte della rete antincendio di una fabbrica petrolchimica, situata sulle rive dello stagno di Berre. Questi tubi, che misurano tra 80 centimetri e un metro di diametro, richiedono un avanzamento lento e delicato, equipaggiata con il suo giubbotto Divex piombato. La sua missione consiste nell’ispezionare meticolosamente le pareti e le saldature, controllare lo stato del sistema e raccomandare riparazioni se necessario.

Benché sola in questo complesso reticolo, Géraldine rimane in costante contatto con il marito Jérémy, rimasto in superficie. Attraverso il narghilè, riceve non solo aria, ma anche un supporto morale essenziale. « Bisogna organizzare tutto bene all’inizio, memorizzare il piano del sito e definire la missione. Un sub di soccorso è sempre pronto a intervenire », precisa tranquillamente. Il mestiere di palombaro è noto per i suoi alti rischi, e l’adrenalina è parte dei piaceri.
Originaria di Lione, Géraldine è cresciuta in Guadalupa e a Saint-Pierre-et-Miquelon, dove ha seguito il padre militare, appassionato di caccia subacquea. Diplomata in gemmologia e appassionata di archeologia subacquea, si forma a Marsiglia al Centro di immersione del GRASM (Gruppo di ricerca archeologica subacquea) con Serge Ximenes. Diventa capo delle operazioni iperbariche a 22 anni, dopo essersi immersa sul relitto del Tiboulen a 57 metri.
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