Il Mediterraneo ospita migliaia di forme di vita, tra cui alcune specie minacciate. Ecco una selezione di 10 specie, tra le più emblematiche del grande blu, che necessitano di misure di protezione per la loro conservazione. Impossibile menzionarle tutte, per questo i cetacei, anch’essi sotto numerosi pericoli, non sono menzionati.
1- La cernia bruna
Un’altra specie simbolo da affiancare alla Posidonia: la cernia. Più precisamente la cernia bruna, il più grande pesce sedentario del nostro Mediterraneo. Fino a 1,40 m di lunghezza, per una dimensione molto modesta di 2 cm alla nascita! Con la sua testa massiccia, i suoi occhi sporgenti e le sue grosse labbra, è facile riconoscerla. Ma fuori dalle riserve (inclusa quella di Port-Cros), ammirarla da vicino è decisamente più difficile poiché l’animale, seppur curioso, mantiene le distanze. Un atavismo che è il risultato di una forte pressione esercitata dalla pesca subacquea. Infatti, prima che fosse vietata, la sua pratica ha causato danni al punto di rendere la cernia una specie in pericolo di estinzione. Fortunatamente, in Francia, i moratori successivi riguardanti la sua pesca (rinnovati ogni cinque anni) le hanno giovato. Le campagne regolari di conteggio lo dimostrano: una popolazione adulta è ben presente. Anche piccoli individui sono regolarmente osservati. Un punto positivo poiché questo perciforme è un ermafrodita protogino. Vale a dire, un pesce femmina all’inizio della sua vita che diventa maschio con l’età.Protetta da: 1988 in Corsica e 1993 sulla costa continentale, per moratoria (decreto prefettizio).Stato di conservazione: presente nelle zone protette dalla predazione umana. Al di fuori, giovani cernie si osservano nuovamente dagli anni ’90 ma la specie, minacciata dal bracconaggio, rimane discreta.

2- La grande aragosta
Le abitudini della grande aragosta, cugina dell’aragosta, rimangono ancora poco conosciute. Animale dal corpo tozzo e con una corazza ruvida tendente al rossastro, predilige gli habitat rocciosi. A condizione che siano ricchi di anfratti in cui nascondersi. Dal suo rifugio, va in cerca delle sue prede predilette che prendono la forma di piccoli invertebrati. Una caccia principalmente notturna. Di giorno, la signora passa il tempo preferibilmente a testa in giù, cioè appesa sotto una sporgenza o sul soffitto di una cavità. Bersaglio per la sua carne delicata, questo crostaceo, senza difesa, se non la sua discrezione, è stato oggetto di una pesca intensiva che ha rischiato di portare alla sua scomparsa nelle nostre acque continentali (la zona della Corsica fa eccezione). Dopo un quarto di secolo di protezione, si osserva un (lieve) ritorno della sua popolazione.Protetta da: fine 1992 per decreto ministeriale.Stato di conservazione: specie ancora minacciata (bracconaggio) e raramente osservata.

3- Il corb
È l’ultimo arrivato della banda poiché la sua protezione risale appena al 2014. Il corb, come i suoi cugini, il maigre e l’ombrina, adotta una forma ovale compatta. Questo pesce appartiene agli Sciaenidae, dal greco scia o ombra. Ma non si sa se i nostri antenati lo chiamassero così per la sua preferenza per i luoghi oscuri o per la dominante scura del suo manto. Sembra che, come per la cernia bruna, la pesca subacquea sia all’origine della sua rarità. In ogni caso, è evidente che, come Epinephelus marginatus, questo bel pesce si osserva piuttosto facilmente nelle zone marine protette. Mentre al di fuori delle riserve, diventa anch’esso decisamente più furtivo e discreto.Protetta da: gennaio 2014 grazie a un moratoria applicata alla pesca ricreativa e alla pesca subacquea.Stato di conservazione: specie vulnerabile (bracconaggio), rarità della sua osservazione al di fuori delle zone protette.

4- Il corallo rosso
L’uso, soprattutto in gioielleria, del « sangue di Nettuno » risale all’antica Grecia. Al pari della posidonia, la crescita dell’ »albero di pietra”, un altro dei suoi soprannomi, è molto lenta. Infatti, i polipi (di colore bianco) accrescono il loro scheletro o tronco (di colore rosso) di pochi millimetri all’anno. Per quanto riguarda il diametro dei rami, il suo aumento annuale non supera il millimetro. Così, osservare attraverso la lente della maschera del corallo rosso che mostra una dimensione di alcuni cm equivale a osservare una colonia vecchia di diversi decenni. Affrontata una sfruttamento commerciale delle sue risorse, questa risorsa patrimoniale necessita dunque di essere protetta per poter rigenerarsi.Protetta da: specie di cui la raccolta è regolamentata (pesca riservata ai professionisti). In alcune zone, la profondità di questa raccolta è anche regolamentata (raccolta vietata tra 0 e – 50 m).Stato di conservazione : sovra sfruttato a causa del suo valore commerciale, il corallo rosso di buone dimensioni (ossatura lunga 10 cm o più) è ormai eccezionalmente incontrato a meno di 50 m.(foto principale – © Nicolas Barraqué)
5- La grande nacchera
Ecco il più grande mollusco del Mediterraneo, endemico del grande blu. Questo tipo di cozza gigante è un organismo che filtra l’acqua di mare per recuperare il suo nutrimento (particelle viventi planctoniche o materiali organici). La grande nacchera ha visto la sua popolazione ridursi a causa di due fattori, distinti certo, ma derivanti entrambi dalla responsabilità dell’uomo: il primo si basa sul fatto che questo bivalve si impianta sui praterie di posidonia, la netta riduzione di queste ultime ha meccanicamente determinato il cedimento e la scomparsa di una percentuale significativa della sua popolazione. La seconda causa è dovuta a un intenso prelievo umano che ha, a suo tempo, contribuito alla decimazione di questo mollusco.Protetta da: 1992 con un decreto che vieta la sua distruzione o il suo sradicamento.Stato di conservazione: se la sua popolazione è considerevolmente diminuita, gli sforzi di protezione intrapresi permettono di osservare un (lento) inizio di ricolonizzazione dei suoi biotopi.

6- La foca monaca
I più giovani potrebbero essere sorpresi di sapere che in un’epoca non troppo lontana (negli anni ’40-’60), le foche vivevano nel Mediterraneo francese, in particolare nelle calanques marsigliesi e sulle coste corse. Sterminato dall’uomo (sia da parte dei pescatori, con cui la foca entrava in competizione, l’animale non esitava a servirsi nei loro reti), questo carnivoro anfibio oggi fa parte delle dieci specie più minacciate al mondo. Tuttavia sembra emergere un certo ottimismo, nonostante un possibile problema di consanguineità. Infatti, gli sforzi di protezione hanno consentito un leggero incremento della sua popolazione. La loro osservazione avviene nella parte orientale del Mediterraneo dove si sono rifugiati i restanti rappresentanti della specie.Protetta da: 1975, classificata in pericolo critico di estinzione nel 1996.Stato di conservazione : in pericolo, iscritta nella lista rossa delle specie in via di estinzione.
7- L’echino diadema
L’origine del suo nome scientifico – Centro-stephanus per corona di spine, longispinus per lunghe spine – caratterizza perfettamente questo echino. Così, il suo scheletro sembra di piccola circonferenza rispetto alla lunghezza delle sue spine. A causa della loro dimensione e sottigliezza, i suoi spuntoni sono estremamente mobili (e la loro puntura dolorosa). L’echino diadema è detto « di Mediterraneo » perché ha cugini stretti che vivono, invece, in condizioni tropicali (Caraibi, Mar Rosso…). Questo echinoderma è sciaphile, cioè fugge da un’intensità luminosa troppo forte. La protezione di questa specie non è conseguenza di una pesca intensiva ma è dovuta al fatto che è poco rappresentata nelle acque mediterranee.Protetta da: novembre 1992, per decreto valido su tutto il territorio nazionale.Stato di conservazione: specie rara e protetta a causa del suo basso tasso di riproduzione.

8- La manta mobula
Un dorso scuro, una pancia bianca, due corni cefalici su ciascun lato della testa e una lunga coda… Per un occhio non esperto, confondere il diavolo di mare mediterraneo (soprannome della manta mobula) con la famosa manta è comprensibile. Soprattutto perché la specie mediterranea, la più grande del genere, può raggiungere un’apertura alare di 5 metri. Ma questa confusione non è possibile poiché la graziosa manta non pattuglia (per ora?) nel grande blu, trovando a quanto pare l’acqua troppo fredda per i suoi gusti. Se la manta mobula del Mediterraneo è minacciata, è a causa della sua rarità. Infatti, questa specie pelagica ha un basso tasso di riproduzione, le cucciolate di neonati essendo limitate.Protetta da: 2011 (data dell’entrata in vigore dell’allegato della convenzione di Barcellona, emendato nel 2009).Stato di conservazione : in pericolo (iscritta nella lista rossa delle specie minacciate).
9- La posidonia
E no! Contrariamente alle apparenze, la posidonia non è un’alga. Posidonia oceanica è in realtà una pianta con fiori… imparentata con l’iris. Il suo ruolo è vitale nel Mediterraneo poiché la posidonia svolge diverse funzioni. Innanzitutto, di nursery, nascondendo uova e larve nel cuore del suo cespuglio. Di protezione e alimentazione poi, perché un gran numero di pesci giovani e invertebrati si rifugiano e crescono sotto le sue lunghe foglie verdi. Infine, occupa diverse funzioni ecologiche: fissazione dei fondali, produzione di ossigeno, filtraggio dell’acqua e protezione del litorale (barriera contro le onde e l’erosione). Le praterie di posidonia rappresentano quindi veri e propri oasi di vita. Se la loro estensione è in declino, la responsabilità è dell’uomo. L’urbanizzazione del litorale, lo scarico di acque reflue torbide (che privano la posidonia della luce di cui ha bisogno) e, in misura minore, l’ancoraggio delle navi, sono i grandi colpevoli della sua distruzione. A causa della sua crescita molto lenta (un metro per secolo), l’unico rimedio per ricostituirla passa per il trapianto.Protetta da: 1988 per decreto ministeriale.Stato di conservazione: in declino, la superficie totale delle praterie diminuisce a causa dell’inquinamento e/o dell’urbanizzazione.

10- Le tartarughe
Per i membri della famiglia Cheloniidae (a cui appartengono le tartarughe verdi e caretta), il guscio trae la sua forza dall’ossificazione (placche cornee). Nel caso della tartaruga liuto, la resistenza del guscio non deriva dalla presenza delle sue scaglie ma dallo spessore della sua pelle (cuoio). Qualunque sia la sua natura, il loro guscio non protegge in alcun modo queste tre specie che vivono nel Mediterraneo, tutte sono minacciate. Le cause sono ora ben conosciute (e non sono specifiche del grande blu). Innanzitutto, i loro siti di nidificazione sono minacciati dall’urbanizzazione della riva, in particolare per la tartaruga verde, nota per venire a nidificare sulle spiagge italiane, corse, greche e turche. Poi, il loro stile di vita migratorio le rende suscettibili di essere catturate da qualsiasi attrezzo da pesca (rete, palangaro). Infine, l’ingestione di plastica, facilmente confusa con la medusa – una delle sue prede – porta alla morte dell’animale per occlusione intestinale…Protetta da: 1979 (tartaruga verde), 1991 (tartaruga caretta) e 2008 (tartaruga liuto).Stato di conservazione : iscritte sulla lista rossa dei rettili di Francia metropolitana.
Questo articolo è tratto dal numero speciale dedicato al Mediterraneo pubblicato nel 2018.