Immersione: Al cuore delle unità iperbariche, questi medici che salvano e proteggono i subacquei 24 ore su 24

Medicina subacquea e iperbarica: immersione con i medici specialisti I dottori Anne Henckes, Peter Germonpré e Mathieu Coulange si dedicano alla prevenzione degli incidenti da immersione e alla cura dei sub feriti attraverso le camere iperbariche di Brest, Bruxelles e Marsiglia. Insieme incarnano l’avanguardia della medicina subacquea e iperbarica in Europa. Nel cuore dell’urgenza: il […]

Medicina subacquea e iperbarica: immersione con i medici specialisti

I dottori Anne Henckes, Peter Germonpré e Mathieu Coulange si dedicano alla prevenzione degli incidenti da immersione e alla cura dei sub feriti attraverso le camere iperbariche di Brest, Bruxelles e Marsiglia. Insieme incarnano l’avanguardia della medicina subacquea e iperbarica in Europa.

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Nel cuore dell’urgenza: il servizio di medicina iperbarica del CHRU di Brest

«Portalo a Brest il più velocemente possibile, lo accoglieremo». Queste sono parole che la Dott.ssa Anne Henckes ha spesso ripetuto da quando dirige l’unità di medicina iperbarica del CHRU di Brest, presso il sito di Cavale Blanche. Fa parte del team di reperibilità – composto da un medico e due infermieri iperbaristi – operativo 24 ore su 24 per le emergenze. Circa venti incidenti da immersione, principalmente incidenti di decompressione (ADD), vengono trattati qui ogni anno, spesso su orientamento del medico regolatore del SAMU.

La diagnosi, a volte immediata, richiede quindi una ricompressione terapeutica. Ma alcune situazioni restano ambigue, come sottolinea la Dott.ssa Henckes: «Interagisco dunque con il direttore delle immersioni, perché la precisione delle informazioni è fondamentale». Il team prepara quindi la camera iperbarica e l’attrezzatura adeguata. A seconda della natura e della gravità dell’incidente, vengono adottate tabelle di ricompressione specifiche e trattamenti farmacologici. «Ci prepariamo al peggio: è più facile in questo modo», confida.

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Dopo un esame clinico, il posizionamento di un’infusione e un prelievo di sangue, il subacqueo è sistemato nella camera, accompagnato all’inizio della seduta da un operatore sanitario che monitora il suo stato sottopressione, in particolare sorvegliando la capacità di equilibrare le orecchie.

La vocazione di medico subacqueo

Subacquea sin dall’adolescenza, Anne Henckes ha effettuato il suo tirocinio e poi la sua tesi sull’immersione, scoprendo così la sua vocazione per la medicina subacquea e iperbarica. «Il nostro mestiere è curare ma anche prevenire. La camera consente di somministrare ossigeno a una pressione superiore a quella atmosferica per trattare varie patologie, tra cui quelle dei subacquei», precisa.

Alcuni casi la colpiscono tuttora, come l’evacuazione di un subacqueo in elicottero, che soffriva di dolori articolari e di un ADD all’orecchio interno, il cui stato si è aggravato nonostante un trattamento iniziale. «La camera non fa miracoli ogni volta. A volte, anche in un’immersione regolamentare, può verificarsi un grave incidente – l’immersione resta un’attività a rischio», ricorda.


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