Confinati, deconfinati, riconfinati, a volte scoraggiati e demoralizzati ma mai senza creatività! In questo periodo così particolare di crisi sanitaria che ci colpisce, alcuni apneisti hanno traboccato di iniziative per continuare i loro allenamenti di apnea. E una solidarietà incredibile si è organizzata per permettere al maggior numero di persone di continuare a dedicarsi alla loro pratica preferita, senza per questo trascurare i gesti barriera!

Quasi 2 anni dopo il primo confinamento che ha segnato l’inizio della crisi sanitaria attuale, se i club associativi hanno potuto nuovamente aprire le porte dei bacini, il riavvio appare ancora timido e soprattutto senza alcuna garanzia di continuità. Impossibile, al momento della stesura di queste righe, sapere se l’inizio del 2022 sarà sotto migliori auspici rispetto ai due anni precedenti, ma speriamo che sia a bordo piscina che potrete scoprire questo numero della vostra rivista preferita, dopo essere entrati senza pass né maschera! È ancora permesso sognare…
In attesa di questo dolce ritorno alla normalità, vi proponiamo una panoramica delle iniziative associazionistiche che hanno contribuito a far dimenticare che il contatto con l’acqua può essere a volte davvero lontano!
Convivialità Bretone: Il RSSM in Forza
Dal lato della Bretagna, il club « RSSM » (Rennes Sports Sous-Marins), non ha tradito la sua reputazione di resistente gallico! Il più grande club della regione, con i suoi 330 tesserati tra cui hockeisti di livello internazionale e tiratori su bersaglio di livello nazionale, comprende anche una sezione di pesca subacquea e una sezione di apnea.

Quest’ultima, guidata settimanalmente da Grégory Quétier, MEF1, ed Eric Chaumont, MF2 Pesca subacquea, IE1 apnea e Istruttore Tiro su bersaglio, ha trovato altri strumenti per continuare i suoi allenamenti. Grégory si è così impegnato a conservare il consueto slot del venerdì sera per proporre agli apneisti tesserati e motivati di proseguire, dalle 20:00 alle 21:30, la loro routine di allenamento, mantenendo una forma di stabilità in questo contesto in cui tutto non era che caos organizzativo: bacini aperti, poi chiusi, poi riaperti a determinate condizioni, date posticipate, poi annullate e rinviate… Una certezza, almeno, in questo calendario perturbato!
« I praticanti avevano bisogno di un punto di ancoraggio per mantenere una certa stabilità mentale, lasciandoli pensare, durante la loro sessione, che tutto era come prima, come se la crisi sanitaria non esistesse », confida Grégory.
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