Il più grande pesce del mondo fa parte dei giganti minacciati. Mentre le sue popolazioni continuano a diminuire in tutto il mondo e il suo stile di vita rimane ancora in gran parte sconosciuto, associazioni e scienziati si mobilitano per la sua preservazione. I loro lavori si intrecciano, fornendo così elementi concreti per lanciare l’allarme. Ecco tre esempi che illustrano questa lotta.
A Nosy Be, nel nord del Madagascar
Alla fine dell’anno 2022, dopo due anni di interruzione a causa della crisi Covid e della chiusura delle frontiere, il team del Madagascar Whale Shark Project ha ripreso la strada verso Nosy Be, nel nord dell’isola. Sebbene le osservazioni siano state leggermente inferiori rispetto al 2019, 107 squali balena sono stati comunque registrati nel 2022.

Stella Diamant, fondatrice del progetto, precisa: «La nostra missione è duplice. Da un lato, raccogliamo dati per far progredire la scienza; dall’altro, sensibilizziamo le popolazioni locali e gli operatori turistici sulla necessità di preservare queste creature.» La frequentazione marittima è aumentata negli ultimi dieci anni, con numerosi club di immersione ed escursionisti. È quindi essenziale stabilire regole d’approccio per minimizzare le perturbazioni ed evitare le collisioni.
Un decreto ministeriale è in preparazione per regolare questa pratica. Stella aggiunge: «Stiamo pianificando anche formazioni su larga scala per gli operatori, incluse carte d’approccio ai cetacei.» È stato creato un corso online per prepararli. «Anche i turisti devono esigere che le regole siano rispettate. Ognuno ha la sua parte di responsabilità.»
Dal 2016, la fondazione raccoglie dati su una popolazione di giovani squali balena, di età compresa tra 15 e 30 anni, che trovano il loro cibo in queste acque calde tra settembre e febbraio.
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