Dove si può, in tre giorni, tuffarsi su una superpetroliera di 300 metri, scoprire la tomba di decine di sommergibilisti e navigare sopra una nave mercantile coperta di reti per incontrare un pesce san pietro? Nella baia di Genova! Questo luogo è un vero paradiso per gli appassionati di immersioni tecniche, un terreno di esplorazione che Gilles Di Raimondo ha avuto la fortuna di scoprire.

Condizioni ideali per le immersioni
All’inizio di giugno, la costa italiana si rivela eccezionale per i subacquei tek. Il clima è mite, l’acqua è già tiepida, il che è cruciale per le lunghe soste di decompressione, sottolinea il fotografo. Inoltre, l’affluenza è del tutto ragionevole sulle rive del Mediterraneo.

Il piccolo team guidato da Fulvio Paparella di Libeccio Tek Diving inizia con il Haven. « È il relitto più accessibile », osserva Gilles. È un’immersione profonda ideale per regolare il proprio assetto e padroneggiare l’equilibrio. Le sovrastrutture del relitto raggiungono una trentina di metri, permettendo un’esplorazione facile, anche se il ponte si trova a 50 metri e l’elica a quasi 80. Nonostante l’assenza di trappole, i subacquei devono rimanere vigili per non sollevare i sedimenti intorno a questo immenso relitto mediterraneo.
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