La sabbia sottomarina: un mondo vivente insospettato
Non si ripeterà mai abbastanza: i fondi sabbiosi pullulano di vita. Dalle maestose razze torpedini alle enigmatiche anguille di giardino, passando per le natiche e le spatanghe, la sabbia non è mai vuota dei suoi abitanti. A volte addirittura, diventa protagonista a sé stante quando la sabbia stessa è… viva!
Immersione inaspettata nello stretto di Lembeh
Rotta verso l’Indonesia, nel famoso stretto di Lembeh, vero paradiso per i sub amanti della biodiversità. L’avventura inizia appena entrati in acqua. Dopo i segnali « OK » scambiati con il partner, iniziamo la discesa lungo una vasta pendenza sabbiosa. Alla mia destra, il mio compagno. Poco più avanti, un altro duo e, davanti a tutti noi, la nostra guida indonesiana apre la strada. L’andatura è vivace: qui, si osserva raramente la pendenza, perché è molto più in basso che il spettacolo inizia. D’altra parte, la sabbia, di solito innocua, attira la mia attenzione. Qualcosa non va: sembra insolitamente grossolana. Incuriosito, mi lascio trasportare verso il fondo per vedere più da vicino.

Quando la sabbia rivela i suoi segreti
Quello che osservo da vicino supera tutte le mie aspettative: la « sabbia » non è altro che un tappeto costituito da milioni di minuscole spirali calcaree. Questo banco sabbioso è in realtà vivo, formato da foraminiferi (“portatori di fori”). Queste creature discrete non sono affatto rare, anche se il grande pubblico le conosce poco: si contano oltre 20.000 specie, fossili e attuali.
I foraminiferi: minuscoli architetti marini
I foraminiferi sono protozoi, cioè animali unicellulari, che secernono una conchiglia calcarea chiamata teca. Questa conchiglia può avere una o più celle. Man mano che il foraminifero cresce, il suo citoplasma si estende e ricopre la cella esistente per fabbricare una nuova « camera ». Questo processo si ripete per tutta la loro esistenza, dando vita a una successione di cellette comunicanti, spesso organizzate a spirale come in un piccolo lumachino.

L’animale occupa tutte le cellette e proietta attraverso i minuscoli pori della sua conchiglia dei pseudopodi filamentosi che si anastomizzano per formare una rete. Questa rete, degna di una trappola in miniatura, gli permette di catturare e digerire le sue prede. Le dimensioni variano dal microscopico (circa 50 micron, cioè 1/20 di millimetro) a qualche centimetro. Tuttavia, la maggior parte misura intorno a mezzo millimetro.
Habitat variati e una diversità stupefacente
I foraminiferi conducono generalmente una vita bentonica, preferendo le zone riparate a bassa profondità. Alcuni vivono fissati su substrati duri come rocce, conchiglie, alghe o fanerogame marine. Altri si muovono lentamente tra sabbie e ghiaie, trasportati dai loro pseudopodi. Alcune specie, tra le più piccole, vivono in acque libere, integrandosi così nel plancton.
Un ruolo ecologico maggiore
Oltre alla loro incredibile architettura, i foraminiferi affascinano per la loro profusione. In alcune regioni costiere, le sabbie possono essere composte fino al 90% dei loro scheletri calcarei. La loro importanza si rivela soprattutto nei grandi fondali oceanici: decennio dopo decennio, questi scheletri si accumulano e depositano fino a 6 centimetri di spessore per secolo, formando strati densi. I foraminiferi del genere Globigerina sono particolarmente abbondanti e danno anche il nome al « fango globigerinico ». Si stima che quasi il 30% dei fondali oceanici, cioè 100 milioni di km² – l’equivalente di un quarto della superficie terrestre – siano ricoperti da questo fango!
La sabbia, molto più di quanto sembri
La prossima volta che poserete lo sguardo su quello che sembra essere solo un comune banco di sabbia, ricordate che nasconde una storia antica e un vero ecosistema, tanto affascinante quanto i pesci più rari.
Questo articolo, inizialmente scritto da Steven Weinberg per l’edizione cartacea di PLONGEZ!, è stato adattato per il web.
Immagini © Steven Weinberg.