Gli « angeli del mare », appartenenti alla famiglia dei Pomacanthidae, sono pesci emblematici dei mari tropicali. Sebbene la maggior parte delle specie si trovi nel bacino Indo-Pacifico, comprese il Mar Rosso e il Golfo Persico, alcuni di loro abitano anche l’Oceano Atlantico, in particolare nel Mar dei Caraibi e nel Golfo del Messico. Questa famiglia di pesci risale a circa 3 milioni di anni fa, ben prima della chiusura dell’istmo di Panama, che ha isolato le popolazioni del Pacifico da quelle dell’Atlantico.
Con un corpo laterale compresso e ornati di colori brillanti, i pesci angelo sono tra le specie più impressionanti della barriera corallina. Condividono alcune somiglianze con i pesci farfalla, ma si distinguono per la presenza di spalle preoperculari sviluppate, il che gli è valso il nome di Pomacanthidae, un termine greco che significa « coperchio spinoso ».

Caratteristiche morfologiche
I pesci angelo possiedono una piccola bocca, unica tra i teleostei, poiché è completamente protrattile, a differenza della maggior parte dei pesci che possono proiettare solo la loro mascella superiore. Presentano ampie pinne pettorali ed una coda arrotondata, generalmente adornata da filamenti.
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- La specie più grande, il pesce angelo grigio (Pomacanthus arcuatus), può raggiungere i 60 cm.
- I membri del genere Centropyge non superano invece i 10-15 cm.
Le piccole specie sono apprezzate dagli acquariofili, mentre le più grandi sono a volte pescate per il consumo.

Un sogno per i fotografi
I pesci angelo sono spesso incontrati a meno di 20 metri di profondità, soprattutto vicino alle barriere coralline, il che li rende soggetti ideali per i fotografi subacquei. Queste specie non esitano ad avvicinarsi ai subacquei, rendendo le catture d’immagini particolarmente gratificanti.
Habitat e alimentazione
Le specie del genere Centropyge si nutrono principalmente di alghe filamentose, mentre quelle del genere Genicanthus preferiscono lo zooplancton. La maggior parte dei pesci angelo si nutre di invertebrati bentonici come le spugne e i briozoi, giocando così un ruolo cruciale nell’ecosistema della barriera corallina nel regolare la proliferazione delle spugne che rischiano di soffocare i coralli.

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