Cronaca Mediterranea – 30-30 o 100%… La domanda non dovrebbe porsi!

Se segui le notizie sul mare e sugli oceani, ti sarai sicuramente imbattuto nella polemica sulle aree marine protette e le loro carenze in termini di conservazione della biodiversità. L’argomento non lascia nessuno indifferente, tra i sostenitori di una protezione rafforzata, se non totale, e gli attori del territorio, siano essi professionisti del mare o […]

Se segui le notizie sul mare e sugli oceani, ti sarai sicuramente imbattuto nella polemica sulle aree marine protette e le loro carenze in termini di conservazione della biodiversità. L’argomento non lascia nessuno indifferente, tra i sostenitori di una protezione rafforzata, se non totale, e gli attori del territorio, siano essi professionisti del mare o semplici utenti, che dichiarano chiaramente la loro posizione. Non è così facile farsi un’opinione obiettiva sul tema, tanto sono divisivi gli scambi. Finiscono per spingerti a prendere posizione a favore o contro un campo, creando così opposizioni che vanno oltre il quadro di un dibattito costruttivo.

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Sciami di dentici e lecce nel Parco Nazionale di Port-Cros, un’area marina protetta. © Nicolas Barraqué

Nel Mediterraneo, disponiamo di molte AMP con status vari. I loro obiettivi e la loro regolamentazione non sono sempre comprensibili per un utente, e talvolta nemmeno per un professionista. Si può rimpiangere questa situazione. Ma questi spazi, che dichiarano un obiettivo di protezione della biodiversità pur mirando a una compatibilità con gli usi, esistono a tutti gli effetti. È un vantaggio che va riconosciuto, senza tuttavia ignorare le difficoltà inerenti a queste zone.

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La vita marina delle AMP. © Nicolas Barraqué

Con un po’ di distanza, potremmo anche immaginare un’epoca in cui nessuno di questi spazi esisterebbe. A quel punto saremmo probabilmente in molti a richiedere con urgenza la creazione di aree marine protette. Protette. È senza dubbio questo termine che genera confusione ed è mal utilizzato nel quadro dei nostri 11 tipi di aree marine. Un sito Natura 2000 è un’area marina protetta. Nei fatti, si tratta piuttosto di un settore con un’ambizione di gestione locale mirante a un equilibrio tra le attività umane e l’ambiente naturale, e talvolta anche semplicemente di un piano di gestione senza attuazione operativa. Lo stagno di Thau è anche un’area marina protetta, nonostante le sue attività di acquacoltura e di produzione di molluschi che plasmano fortemente il paesaggio ecologico della laguna.

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Discussione sul tema delle Aree Marine Protette alle Embiez. © Vincent Bruscadou

La nozione di 30 – 30.

30% del nostro mare e delle nostre aree marine protette entro il 2030. Va bene. Ma cosa facciamo del restante 70%, cioè della maggior parte delle nostre acque marine?

Siamo tutti d’accordo nel dire che quel 70% meriti un’acqua marina di qualità, senza inquinamento, senza conflitti d’uso, con una biodiversità in equilibrio con le nostre attività marittime e di svago, e un ambiente di vita dove i residenti possano prosperare con i piedi nell’acqua, lo sguardo rivolto al largo. Questo sembra normale e legittimo. Del resto, è proprio questo lo spirito delle normative europee, che puntano a un’acqua marina di qualità e a un sostegno all’economia per tutte le coste. È anche ciò che riflette la normativa a favore della posidonia, che si applica su tutto il nostro litorale, e non solo nelle aree marine protette.

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Nel cuore del Parco Nazionale di Port-Cros. © Nicolas Barraqué

Infine, le ambizioni per queste zone coincidono con quelle che si possono avere per un’area marina protetta. Pertanto, occorre sicuramente riflettere bene sul posto e sul ruolo delle aree marine. Non si tratta di fare delle aree marine un normale o banale livello di gestione, spingendoci a considerare il resto del nostro litorale come un territorio dove si può tollerare una situazione degradata. Si tratta di mirare all’eccellenza ovunque, e a una forma di eccellenza rafforzata nelle aree marine. Se questo è l’obiettivo, allora questa forma di eccellenza non può essere applicata a tutto il territorio né a tutte le forme di aree marine protette. È senza dubbio su questo aspetto che il dibattito deve essere aperto.

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Il convegno condotto da Pierre Boissery dell’Agenzia dell’acqua Rodano, Mediterraneo, Corsica. © DR

Il convegno sui nuovi temi per il Mediterraneo, organizzato dalla FMES, ha affrontato la questione delle aree marine protette con la volontà di essere una forza di proposta. Queste proposte saranno prossimamente pubblicate e presentate all’UNOC durante il mese di giugno. È stata sottolineata l’importanza delle aree marine protette, così come la necessità di far evolvere la loro tipologia nazionale, affinché il termine « protetto » rinvii realmente a un controllo totale delle pressioni, con l’obiettivo di una protezione rafforzata della biodiversità marina.

Pierre Boissery

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