Sono partiti per una prima esplorazione polare nel 2010 per 45 giorni. Con il desiderio di vedere sempre di più, ripetono l’esperienza nel 2014 per 21 mesi con «Discovery Groenlandia»: immersioni memorabili e incontri unici con gli Inuit (leggi Plongez! n°2). Il 20 maggio prossimo a Concarneau, la squadra di Under The Pole salpa per una terza avventura di 3 anni tra l’Artico, il Pacifico e l’Antartide.
A pochi giorni dalla partenza della nave per la Groenlandia, c’è fermento in tutto il team. « Siamo un vero formicaio, abbiamo una lista di cose da fare enorme che cerchiamo di spuntare il più possibile, tutti sentono l’eccitazione crescere sempre più », confida Emmanuelle Périé-Bardout, co-promotrice e co-direttrice delle spedizioni.
All’origine del progetto, una coppia: Ghislain Bardout, appassionato di immersioni ed Emmanuelle Périé-Bardout innamorata della vela. Insieme creano Under The Pole e moltiplicano le imprese a bordo della loro ormai mitica barca: il Why, base operativa di tutto il team. Dopo aver effettuato la prima immersione a più di 100 metri in regione polare, poi la prima immersione a più di 100 metri sotto la banchisa, Ghislain Bardout decide di mettere la sua esperienza subacquea estrema al servizio della scienza per questa terza avventura.

Una spedizione con importanti obiettivi scientificiDopo un bando di gara lanciato nel 2016, 3 progetti scientifici, coprendo 3 aree geografiche, sono stati selezionati per essere sviluppati durante la spedizione. Tutti sono basati nella zona mesofotica o «twilight zone»: tra 50 e 150 metri di profondità.
– In un primo momento, tra Groenlandia e Alaska: sotto la direzione di Marcel Koken, ricercatore del CNRS, l’equipaggio studierà gli organismi luminescenti, il modo in cui producono o cambiano la luce e se esistono animali luminescenti in queste zone polari.
– Poi, lo Why prenderà la direzione della Polinesia francese per 15 mesi di ricerche con il CRIOBE (Centro di Ricerca Insulare e Osservatorio dell’Ambiente). Tre assi di osservazione saranno messi in atto:1- lo studio dei coralli profondi poco conosciuti che ospiterebbero una biodiversità adattata a condizioni drastiche.2- Un’osservazione approfondita degli squali martello e toro che vivono nelle profondità e sono difficili da avvicinare.3- Uno studio sulla fisionomia dei subacquei con la creazione di una capsula di vita a saturazione*, permettendo di rimanere diversi giorni in continuo in zone profonde al servizio dell’immersione ricreativa o scientifica.
– I programmi che si svolgeranno in Antartide nel 2019-2020 saranno precisati nel corso dell’anno.

Una storia di famigliaUnder The Pole III non sarà solo un grande progetto scientifico sulla «twilight zone». Troveremo, come nelle due spedizioni precedenti, una forte dimensione umana. La relazione tra i membri dell’equipaggio è quella di una grande famiglia. Emmanuelle Périé-Bardout spiega che « alcune persone che hanno partecipato a una o entrambe le prime avventure partecipano nuovamente a Under The Pole III, sono subacquei con cui condividiamo molte cose: i nostri valori, i nostri desideri… ». Emmanuelle e Ghislain Bardout non si imbarcano soli con l’equipaggio poiché anche i loro due figli, Robin, di cinque anni, e Tom, di un solo anno, saranno del viaggio. L’occasione per il maggiore, che dividerà il suo tempo tra la barca e la scuola, di corrispondere con la sua classe in Francia e di tenere un piccolo diario di bordo che presenterà al suo ritorno durante l’invernamento del Why in Alaska tra ottobre 2017 e marzo 2018.
Parallelamente alle esplorazioni, saranno girati diversi film per seguire la spedizione, la vita a bordo del Why, gli studi scientifici… Un programma pedagogico sarà inoltre messo in atto in collaborazione con il ministero dell’Istruzione per seguire la spedizione e le ricerche tramite foto e video in modo da mostrare ai bambini la bellezza degli oceani e sensibilizzarli alla loro conservazione.
Under the Pole non ha ancora lasciato il porto di Concarneau che già Ghislain e Emmanuelle Bardout pensano alle eventuali future esplorazioni: «certo che ci pensiamo, sono progetti così lunghi da preparare. Bisogna sempre avere un passo avanti rispetto alle proprie ambizioni. Ogni spedizione è, in qualche modo, una tappa per raggiungere gli obiettivi delle successive. Ci sarà forse Under the Pole IV e magari anche V, vedremo, se funziona ancora e se il desiderio c’è ancora… »
* « La saturazione è l’equilibrio che il subacqueo raggiunge dopo un certo tempo di permanenza in immersione. Da quel momento, il subacqueo può rimanere indefinitamente a quella profondità senza aumentare il tempo necessario per tornare in superficie. » Le capsule di vita a saturazione permettono di mantenere i subacquei sotto una pressione uguale a quella del fondo. All’interno della capsula possono quindi trascorrere diversi giorni in acqua senza dover risalire in superficie. È previsto in queste capsule che tre subacquei possano dormire, riposare e nutrirsi tra le immersioni. Questa tecnica è già utilizzata nelle immersioni nell’industria petrolifera offshore, per esempio.
Margot Harty
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