Frustrazione o liberazione, la risalita in superficie è un momento cruciale durante le vostre immersioni. Con un po’ di allenamento, scoprirete che gestire bene questa risalita non è poi così complicato! Vi accorgerete presto che sarete in grado di risalire con le pinne sul naso.
La risalita: un momento chiave
La risalita è essenziale perché la riduzione della pressione provoca l’evacuazione dell’azoto accumulato nel corpo durante l’esplorazione. Parallelamente, i volumi di gas presenti nelle cavità aeree aumentano. È quindi cruciale adottare una velocità di risalita regolare e senza scossoni, accompagnata da una ventilazione ampia, per evitare incidenti di decompressione e barotraumi che colpiscono le orecchie, i seni paranasali o i polmoni.
Prendere punti di riferimento
Per stimare la vostra velocità di risalita, utilizzate tutti i punti di riferimento disponibili, che siano fissi o mobili. Uno dei migliori punti di riferimento, sempre efficace anche in caso di visibilità nulla, è la bolla. Espirando, una serie di bolle si allargherà attraverso il vostro erogatore. Le bolle più piccole, paragonabili a quelle dello champagne, salgono a circa 15 metri/min. Piuttosto che seguire tutte le bolle, sceglietene una e concentratevi su di essa finché non cambia dimensione. Se risalite senza superarla, la vostra velocità è adeguata. Se siete leggermente al di sotto di questa velocità, non è un problema, a condizione che il vostro computer da immersione raccomandi una velocità di 10 metri/min. Assicuratevi semplicemente di non essere in posizione di arresto o in discesa. Altri punti di riferimento visivi possono includere un scarpata, un rilievo sottomarino, un computer o un profondimetro, così come la barca in superficie o la vostra guida di gruppo, che è il vostro principale indicatore di velocità.
Affinare le sensazioni
Una volta a proprio agio, concentratevi sulle vostre sensazioni. Ad esempio, l’aria iniettata nell’orecchio medio si espande, provocando un leggero scricchiolio normale. Se le vostre orecchie fischiano, potreste risalire troppo velocemente. Al contrario, se sentite una pressione crescente, questo indica che state scendendo. Per rimediare, afferrate la cima, fermate la discesa e risalite tranquillamente, mano dopo mano. Lasciate che i vostri sensi si esprimano. Immersi in un ambiente caldo senza muta, prestate attenzione all’acqua che scorre sulla vostra pelle e ai movimenti dei vostri capelli, siano essi legati o fluttuanti. Ripetete regolarmente questi esercizi di concentrazione, anche ad occhi chiusi.
Utilizzare il polmone-zavorra
Il polmone-zavorra è essenziale: serve sia da acceleratore che da freno. Per decollare dal fondo, prendete un grande respiro, assicurandovi che il vostro equilibrio sia corretto. Se necessario, gonfiate il vostro giubbotto per regolare la vostra galleggiabilità o date qualche colpo di pinne per avviare la risalita. Durante il percorso verso la superficie, controllate la vostra velocità modulando il respiro. Se non riuscite a rallentare, svuotate il vostro equilizzatore. Anticipate i movimenti, poiché l’inerzia nell’acqua è significativa. In generale, evitate di nuotare troppo, poiché siete già sospinti verso la superficie da Archimede. Forzare la vostra risalita può portare ad affaticamento o, peggio, a una risalita in preda al panico.
Padroneggiare il giubbotto
Senza padronanza, la potenza è inutile. Dovete essere in grado di accedere alle vostre valvole a occhi chiusi, altrimenti rischiate di risalire troppo rapidamente. Per salire, utilizzate sia la valvola di scarico rapido con piccoli colpi sia quella di scarico lento in modo equilibrato. È consigliabile avere il riflesso della valvola di scarico rapido alta, sempre efficace in posizione verticale, esercitando piccole pressioni di un secondo. Per lo scarico lento, svuotate l’aria regolarmente, alzando bene il braccio per evitare che l’aria rimanga intrappolata. Ricordate che una risalita rapida può essere pericolosa e non essere sufficiente a fermarvi; per questo lo scarico rapido è essenziale. Se avete scaricato troppa aria, non rigonfiate! Utilizzate piuttosto la cima o pinneggiate leggermente per evitare di ridiscendere. Importante: dovete essere capaci di effettuare una sosta a -3 m, con il giubbotto vuoto e una galleggiabilità nulla. È questo criterio che vi aiuterà ad adeguare la vostra zavorra.
Addestrarsi
Praticate i vostri movimenti con il giubbotto, seduti all’asciutto, a occhi chiusi o con una maschera, per sviluppare automatismi. In acqua, lasciate scivolare le vostre mani sull’ancoraggio alla velocità adeguata mentre osservate, per associare sensazioni tattili e visive. In acqua libera, accompagnate la vostra guida osservando le piccole bolle: sceglietene una, indicatela e seguitela per qualche metro prima di passare a un’altra. In basso, sulla sabbia, lavorate il vostro equilibrio con il polmone-zavorra per padroneggiare meglio la vostra risalita. In galleggiabilità nulla, inspirate profondamente e osservate il fondo allontanarsi per avere un’idea della vostra velocità. Espirate leggermente dopo essere risaliti di circa 50 cm e percepite il rallentamento legato alle vostre espirazioni e all’inerzia.
Quale velocità?
Le tabelle di immersione raccomandano una velocità di risalita di 15 a 17 metri/min, mentre la maggior parte dei computer è programmata tra 10 e 12 metri/min. Ciò significa che risalite di un metro ogni 4 secondi con le tabelle e di 5 a 6 secondi con un computer. Dopo una sosta, risalire a velocità ridotta a 6 metri/min, cioè un metro ogni 10 secondi! Non è utile fare una sosta di sicurezza dopo una risalita troppo rapida, poiché potrebbe essere controproducente. Prendetevi il vostro tempo! Tenete a mente questi valori per gestire meglio la vostra velocità durante l’addestramento e godere appieno delle vostre immersioni.
Questo articolo, inizialmente scritto da Antoine Mettra per l’edizione cartacea di PLONGEZ!, è stato adattato per il web.
Illustrazione © Franck Girelli.