I super poteri delle nonne sudcoreane Haenyeo

Uno studio affascinante sulle Haenyeo, queste nonne sudcoreane apneiste, rivela impressionanti adattamenti fisiologici e genetici. Capacii di immergersi per ore in acque gelide, presentano caratteristiche uniche che consentono loro di sopravvivere e prosperare in condizioni estreme. Una tradizione ancestrale Le Haenyeo, proprio come le Ama giapponesi di […]

Uno studio affascinante sulle Haenyeo, queste nonne sudcoreane apneiste, rivela impressionanti adattamenti fisiologici e genetici. Capacità di immergersi per ore in acque gelide, presentano caratteristiche uniche che consentono loro di sopravvivere e prosperare in condizioni estreme.

Una tradizione ancestrale

Le Haenyeo, proprio come le Ama giapponesi della baia di Nago, si immergono a mani nude, senza bombole né assistenza. Vestite fino agli anni ’80 con un semplice salopette di cotone, continuano a immergersi secondo tradizioni ben radicate nell’isola di Jeju. Ogni mattina, queste donne di età compresa tra i 60 e i 90 anni si recano nel loro luogo di immersione, portando l’attrezzatura sulle spalle. Rispettano regole rigorose di preservazione dell’ambiente e di commercializzazione.

A una profondità di dieci metri, effettuano andate e ritorni nelle acque fredde del mare del Giappone, spesso battute da un vento gelido. I loro palloni galleggianti, veri e propri indicatori della loro presenza, consentono loro di risalire in superficie per riprendere fiato, accompagnate da un fischio aereo diventato leggendario. Si immergono in media cinque o sei ore al giorno, tre giorni a settimana, e si riposano talvolta in un « bulteok », un antico muro di pietra circolare dove un fuoco confortante le riscalda.

Un plongeur équipé grimpe sur des rochers, portant des filets et des bouées colorées.
L’80 % delle famose immersioniste sudcoreane ha ora più di 60 anni. © Christian Kober, Alamy

Confronto di tre popolazioni di donne

Uno studio condotto da un team di ricercatori, guidato da Melissa Ilardo dell’Università dello Utah, ha confrontato le caratteristiche fisiologiche e genetiche di trenta Haenyeo, di trenta donne non immerse di Jeju e di trenta cittadine di Seoul. Tutti questi gruppi condividono un’età media di 65 anni. Le partecipanti hanno simulato immersioni in apnea per osservare la loro reazione fisiologica, e il loro genoma è stato analizzato per rilevare differenze significative.

Bradicardia e tolleranza al freddo

Durante un’immersione in acqua fredda, il battito cardiaco rallenta in tutti, ma nelle donne di Jeju, anche in quelle che non si immergono, questa bradicardia è più marcata. Le Haenyeo, invece, mostrano una diminuzione della frequenza cardiaca che può raggiungere 40 battiti al minuto in meno di 15 secondi. Questa capacità sembra essere più legata al loro allenamento che a una differenza genetica.

Le analisi genetiche hanno rivelato due varianti significative in quasi un terzo delle donne di Jeju, contro solo il 7 % in quelle del continente. La prima variante è associata a una migliore tolleranza al freddo, probabilmente trasmessa di generazione in generazione. La seconda variante riguarda una pressione arteriosa diastolica più bassa, che potrebbe proteggerle dagli effetti dell’immersione e dalla preeclampsia durante la gravidanza. Le Haenyeo, che si immergono fin dall’infanzia e spesso fino al parto, avrebbero così favorito questi adattamenti genetici.

Un patrimonio culturale immateriale

La loro cultura è stata iscritta nel patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO dal 1° dicembre 2016, allo stesso modo delle Ama giapponesi. Sull’isola di Jeju, un museo è dedicato a loro, e ogni anno una festa celebra il loro patrimonio. Le prime Haenyeo venivano iniziate all’età di sette anni e si immergevano a quindici. Nel 1950, erano circa trentamila, ma oggi sono solo tremila, di cui l’80 % ha più di sessant’anni.

Storicamente, l’immersione in apnea a Jeju risale all’epoca dei « Tre Regni » (57 a.C. – 668), quando le perle erano molto ricercate. Nel XIX secolo, per evitare le pesanti tasse imposte agli uomini, le donne hanno preso il loro posto, creando così una società matriarcale. Oggi, sebbene vestite di neoprene e dotate di maschere moderne, continuano a immergersi alla ricerca di ricci di mare, vongole, cetrioli di mare, conchiglie, polpi e alghe.

Conclusione

Nonostante il declino del loro numero e l’esodo delle loro discendenti verso le grandi città, queste donne continuano a perpetuare una tradizione unica. Immergersi per loro significa immergersi in un’eredità culturale e spirituale, un plasma eterno e rigenerante. La loro esistenza testimonia una resilienza e una forza senza pari, e ogni immersione è un omaggio a coloro che hanno plasmato la loro storia.

Questo articolo, originariamente scritto da Sophie Greuil per la nostra edizione cartacea, è stato adattato per il web.

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